Il filo
Ha vinto la sua scorza, il poeta.
E ora che ai suoi piedi giace
agonizzante
ogni materia, prende (o riprende)
tra le dita, come Teseo, il filo
del suo estro, e lo scorre,
dalla cunicolare sosta,
verso l'annuncio d'aria e di riflessi
d'un nuovo avventuroso avvento.
Lo scorre. E lo tiene alto
il filo. Alto sul mucido pietrame
di ruggine verbale, discosto
dal fondiglio del tormentato antro
cerebrale. Lo scorre... E avanti,
verso la chiaria che s'addensa,
non lascia più un'impronta: si scioglie
in quel lume la sua essenza. E,
filo lui stesso, ormai,
ne segue solo il senso
di purificazione letterale.
Lo attendono (lo avverte in un indugio)
meraviglie. E in quel non- tempo
un brivido -presente- precorre
il nascimento. E la calvaria via
già quasi fatta canto, si colora
di desiderio privo di peccato.
Mentre, ne controluce,
più non si cela
la Dea
che regge, tra le mani, la parola
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L'autore
Michele Zagarella
Sono nato il 29-10-1939 a Caltanissetta. Già redattore nisseno de "Leco dell'Arte" di Roma, collaboro, con poesie e articoli di varia natura, a diverse riviste culturali. Ho già pubblicato quattro raccolte di liriche: "Foglie nel tempo"(ed.S.E.L. Roma 1996); "Tra le rughe" (ed.Ferdinandea CT 2001); "Dalla mia valle (Ed
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