Ristorante
Pianoforti di carne
e tamburi con bistecche
tra la polvere di farina giallo oro
per una musica di schiavi incatenati a una frase
su questa nave senza mare
che sputa bruciori e raucedine
creduti petrolio da viaggio
e metà galera e metà fuga
pilotata dal rosso cuoco ingrassato
con diploma da macellaio
e sotto coperta, affetta vite clandestine
con l'anima nascosta lontano, sottoterra
come osso di volpe da disseppellire al ritorno
Nella sala da pranzo,ovattata
color rosa bordello schiarito da riflessi di denti
mostre,lustrini,brillanti e vapori di calde Signore
che si aumentano il prezzo nelle galanterie
che poi sono aste e la sola parola affettuosa
il martello del battitore
Quanto oscuro lavoro la ciurma
si minaccia coltelli poi provati in ripiego
a ghigliottinare un pollo
tra l'olio bavoso di un sorriso canino
per l'unto di una mano patacca
sul culo a schiena piegata
di una sguattera che vede e insegue nei fumi d'arrosto
nuvolette da sogni con ali di un volto d'amore
viscido agli occhi nel prendere forma
Sono tristi le scene di quest'industria
che con manovalanza insacca raffinati stomaci vuoti
a donar pace in satollo a ignari,eleganti Signori
clienti che pagano un prezzo che non hanno sudato
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