La canzone della morte

Vorrei quel letto
di petali profumati
e li
lasciare i miei giorni tristi.
Oh caro,
le spine a volte
non fanno così male.
Ma se incontri un piccolo colibrì
mentre guardi il cielo
accoglilo con un saluto.
L'acqua scende
da una montagna senza nome
quasi fosse pioggia
che pian piano
diventa carezza sulla pelle.
Vorrei, vorrei
cantarti una canzone
mentre su di noi
scende la sera.
Oh caro,
la vita è quella che è
ma non sempre
dà quello che vorremmo.
Aspetterà
mentre scivoliamo
in un sonno
di gelsomini che hanno trattenuto
nel loro cuore
il nostro dolore.
Lei è li
a danzare per noi
come aria
che avendo rubato i nostri sogni
ci concede
un ultimo abbraccio
e poi il silenzio.
Vedrai
ritroveremo le nostre illusioni
tra le sue braccia
che come una madre
non può che amarci.
Andiamo veloci
come voli d'aquila
oltre il crepuscolo,
oltre la solitudine
che ci ha rapito l'anima.
Vieni con me,
non ci potrà tradire
ma milioni di fiocchi bianchi
ci indicheranno la via
che porta al suo seno.
Lei è dolce,
le sue parole non ci spaventeranno.
Saranno miele e balsamo
sulle ferite
che ci hanno inferto gli uomini.
Signora Morte
ha una culla tranquilla
dove scompare la tristezza
e tu
non piangerai più.
Toccheremo i nostri occhi
asciutti
come quelli di bambini
felici.
Saliremo
verso altezze
che il mondo non ha mai visto;
lei è la culla dei sogni,
l'assenza di tutte le sofferenze.
Lei è il vuoto
che riempie
quello che non ci è stato dato
il niente
dopo l'amore vissuto
qui.
©
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L'autore
Gianny Mirra
GIANNY Quanti silenzi chiusi nel cuore quante parole che saettano come frecce. Forse credevi che fosse un mondo pieno d'amore ed invece eccolo qui
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