Appeso ad un filo
Giovanni Chianese
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In punta di piedi
nel silente circondario
d’apparente solitudine
come classica ballerina
tentenno su precarie punte
Sono funambolo
con tacchi a spillo
sul filo squilibrante della morte
Appesi al burrone d’un vitale spazio
stentati anni dal tempo arrugginiti
stanno al sole ad essiccare
tra furiose movenze d’antica origine
M’aggrediscono ferite letali
cosparso sono d’untuosa speranza
ma in balia è d’irascibile incostanza
Energia di rugoso tedio
sporca dote d’indole umano
detta legge nel vincolo
di una parete a strapiombo
Contraccolpo subentra alla regola
tesa il filo della sorte
scacciando il morbo della morte
Perfetto equilibrio rinasce
vedo una splendida dimensione
sull’altra sponda
cammino e sono salvo
©
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L'autore
Giovanni Chianese
Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na
Commenti (1)
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Giovanni De Gattis29 luglio 2012
Appeso ad un filo in equilibrio tra la vita e la morte. La vita è in sostanza tale con la percezione della fine di essa nella morte. Il senso è nel riconoscere l'equilibrio sottile che c'è tra di esse. Al limite dello strapiombo non possiamo avvicinarci se non al momento propizio per la nostra sorte. Al di là di esso, sul'altra sponda, s'intravede il giusto equilibrio in una splendida dimensione.

