Volante

Nubi, indicatemi una corrente
che mi riporti in terra,
il cielo mi ha dichiarato guerra,
assassino sta per uccidere.
Infime rondini si lamentano.
Un eco in alfabeto morse ho inseguito
da solo, con le mie forze, speravo.
Ho visto le ceneri delle stelle
deporsi sul fondo e generare fenici
e comete, ho toccato le frontiere
del cielo senza le mani,
e ho udito i suoi segreti levi.
Ho parlato con voi equipaggi,
mi avete svelato
che non si rivela
colui che regna incontrastato.
Ora ramingo nell'inferno dei cieli,
troppo a lungo sulla cima,
il ghiaccio lento mi punisce.
Rinuncio al moto, forza del viaggio:
le ali diventano rigide,
le piume, aghi di ghiaccio,
mi sostengono per divino consenso
che trascina nei vortici in solitudine
la mia coscienza ancora libera,
fino al precipizio.
Nuvole, marinai senza messaggi,
sparite indifferenti, cambiando livello,
e la pena di morte pende sull'imputato fatale.
Pilotato, laggiù, dove vapori
si condensano in tempesta inesorabile
m'infrango nel fumo senza colori,
e algide saette sfiorano il viso,
ma il ghiaccio toglie la sua sofferenza.
La paura, superstite, fa capogiro
e si trasforma in picchiata:
la morte piomba all'impatto
e toglie l'ultimo abbraccio
caldo con la madre terra.
©
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