Di sera e di giorno
Possiamo confessarci, rendere grazie e amen.
Confidarci che vita è, la nostra non vita.
Tutt’intorno la sera scende in noi,
Con ori ed astri,
Da fuori ad altri:
Sembriamo un capolavoro d’ingenuità,
Vergini al dolore,
Nella nostra intimità,
Il nostro unico intendimento: è l’amore.
Di giorno, che la luce rivela a tratti vero
Dall’estremo ad un altro lembo di cielo:
Abbiamo le facce stanche,
Due maschere qualsiasi del teatrino,
Di ogni nuovo mattino.
Noi marionette: sonnolenti e sognanti,
Sgualcite e consumate dal destino
Della resistenza
Alla non esistenza.
Corpi esangui, immobili scheletri svuotati
Educati da una lunga malattia:
Chiamatela solitudine
O meglio inquietudine
Sarà stata per molto tempo la nostra unica compagnia.
©
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