Mani pulite di sabbia
Li ho studiati tutti i tuoi frammenti
nelle estati passate a setacciarti
con le mani che mi diventavano grandi.
Che impresa dare un nome
a quei colori
nei riflessi di ore diseguali;
infiniti granelli
chiusi nel mio pugno a scorrere
come in una clessidra,
erano numeri immensi
scoordinati, impensabili
chissà quanti ne ho contati.
Forme informi di geometria
di colpo si univano all’acqua
e quell’alchimia che non ho mai capito
mi lasciava sempre in sospeso
mentre con le mani costruivo castelli.
Ieri ti ho percorsa nuovamente,
sei sempre così uguale,
e mi sono lasciato cullare da quel vento
che ti asciugava
che ti scavava immense crepe
che ti ritornava informe
alla sera.
©
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L'autore
Gigio60
Qualcuno ha detto che per diventare un poeta, un uomo deve essere innamorato o infelicissimo. Non mi ritengo un poeta, anche se amo donare ai miei sentimenti quel senso di concretezza che una penna o una tastiera possono fermare su di un foglio. Il più delle volte non è sufficiente, perché il limite che ci separa dai
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