Camera 307
Ansimanti, gemiti di piacere
d'amanti clandestini
giungono dalla camera 307
Camerieri e auto convinti funzionari
della Croce Rossa si soffermano nel corridoio
La notizia corre veloce
come la vendetta di un Palestinese
Nella hall d'inverno mai visto
contendersi così un giornale
per giustificare l'attesa
pari a quella di una vecchia zitella
vergine che si va a sposare
Il rumore dell'ascensore fa capire
che il tempo è stato sconfitto
mentre il profumo indescrivibile
precede mirabile visione
Lo squillo dei telefoni prova a spezzare
un vento peccatore, più che accarezzare
schiaffeggia le facce indurite
da pesanti pensieri pascolati
Ogni finta casualità d'attesa cade
mentre due gambe che sorreggono
mille tentazioni s'allontanano
Dilagano sussurri di volgarità
inducono a vomitare le pareti
sature di presagi accantonati
Quelli che c'erano s'aggiusteranno un racconto
e con bugie saranno attori e comparse
in una scena da ripetere 307 volte
e poi daranno numeri da giocare
mentre il poeta fragile
come foglia marcia d'autunno
che non si preoccupa più del vento
raccoglie le marmoree mimiche
-Per alcuni l'amore è peccato
da espiare nei segreti dell'anima
per altri privilegio, fortuna e merito di scelta
-Di sicuro medaglia del sublime
e anche dolorosi interessi
da millenni mai pagati
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Commenti (1)
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Michele Tropiano5 agosto 2012
Particolare ed originale questa poesia, che, velandolo fra le righe, mette a nudo un "peccato quotidiano", in una camera d'hotel, solo con qualche accenno Il centro non è però la camera, bensì tutto quello che c'è intorno, fra vecchie zitelle e camerieri di passaggio. Bella.
