Luci
Era la tua lama di luce che alcuni giorni: tagliava le nuvole
Grigie cortine d’acciaio e carbone,
Ricordava una rinascita; il risveglio di un prato e le sue viole
Ed io che sasso stavo qui rimirandole,
Mentre altre anime impazzite, correvano tra lavoro e una diversa vocazione.
C’era allora il tuo nitore,
A trasferire il cielo sulle cime della foresta,
le tue guance morbide col loro rossore
A colorare le nostre emozioni, abbracciati alla festa.
Ora vedi le luci son spente,
Una fuliggine d’un pallore marcato.
Non immagini quanto sia stanco di quest’animo malato,
Di fingermi tranquillo tra le spire dell’abisso, vincente e non perdente,
Ad un destino avverso e al suo fendente:
Ora il mio costato ferito
s’allontana per abbellire
l’infinito su la tua pietra. dove riposi sola in un biancovestito.
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