Eroi morti
dei sorrisi d'eroi morti
abbiam fregiato la nostra memoria,
e ingrassato la terra del nostro cuore
coi cadaveri dei nostri sogni.
Abbiam lasciata aperta la porta
a ventat gelide,
nelle notti infami.
Non abbiamo più volato
nella calda notte di san Martino.
Pietre si levan
da mani rabbiose,
scagliate lontano
come fulmini,
non più di un divino Zeus,
ma come stridule note
d'una canzone malata.
Il polso duole,
gl'intestini ribollon
nel mezzogiorno che picchia
su schiene spezzate
da naufraghi ricordi,
violento scirocco,
appiccica i vestiti
e scoperchia le bare,
silenzioso,
fisso gli occhi immobili
d'un sogno non ancora
decomposto,
che inerme
si lascia divorare
dai vermi del tempo.
E dal ciò che è.
una margherita
per la freschezza,
una rosa
per passione,
un giglio
per purezza
ed una gerbera rossa,
per sorridere
poso sulla sua pietra.
richiudo il legno.
Che nasconda il sogno,
ed il tempo lo mangi.
ancora nello scirocco,
carico di spezie
di fogna e mirra,
accendo un'altra sigaretta.
tumori di parole non dette
bloccano la gola
a nuove fantasie,
il legno è chiuso
sulla faccia dell'eroe
poca terra
nasconda il sogno,
ed il tempo lo divori.
Il futuro lo ritrovi
e lo coccoli,
con medaglie e bandiere.
Con coscie e sudore.
Al mio posto,
nel mio posto
resta il fumo
che bacia alghe amare
portate dallo scirocco.
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