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Impressioni 3 settembre 2012 · lettura 1 min · 2590 letture

Mattino alla finestra

Aldo Bilato 1298 poesie pubblicate
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_ attacco al chiodo metà del tuo dolore niente di vero in ciò che è stato detto spazzo il viale da foglie, morte e aghi di pino vegliano su di noi gli eroi nei camposanti niente a che fare con i nostri gemiti raccolti spazzo il viale da figli, padri che sputano veleno attacco al chiodo il mio e il tuo destino pungono più le idee che l'aria del mattino _
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Aldo Bilato
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Commenti (7)

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francesca maria soriani3 settembre 2012

Mi ha veramente colpito la verità di questa poesia, magari si potesse spazzare via tanta sporcizia a cui ci condanna la vita improvvisandosi netturbini di un viale scricchiolante di foglie morte. punge il dolore ...

D
DarioC 853 settembre 2012

"attacco al chiodo metà del tuo dolore niente di vero in ciò che è stato detto" ...sembra la descrizione della scena dopo una litigata... ci si siede alla finestra e si pensa alla banalità di certe cose, alle sciocchezze che spesso travolgono la ragione e comandano l'impulsività... E alla fine resta il rimorso per quanto detto, per il tempo sprecato in futilità... Così l'ho intesa e mi piace molto!

EnzoL4 settembre 2012

colgo il commento di Dario qui sotto, anche la mia interpretazione vede 2 attori finiti in disgrazia per futili motivi... l'incipit, mi fa pensare ad un dolore unico diviso in due, quindi ad un amore o forte amicizia divisa, separata... bella anche la struttura, lineare ottima

Paola Galli4 settembre 2012

sì, sembra la quiete dopo la tempesta! sedersi a riflettere a freddo su ciò che è stato detto, a sproposito e non, cercando di spazzar via ciò che è dolore, ciò che è sbagliato o ingiusto, soffrendo per le incomprensioni e rimuginando su ciò che si sarebbe potuto evitare!!...e pungono le idee, i pensieri e le parole... più dell'aria del mattino!!! apprezzatissima!

Angela Fragiacomo4 settembre 2012

le tre strofe centrali mi "parlano" di cose persone e fatti "esterni" alla relazione, come interferenze, da cui si voglia difendere il bene, attaccando al chiodo il dolore... e la chiusa lascia intendere un destino comune a dispetto forse di quegli stessi "fattori estranei"..., che nulla sanno di quei gemiti raccolti... oltre che dal messaggio percepito, resto particolarmente colpita dalla struttura delle strofe, così ben confezionate... per un autore che non lascia mai nulla al caso, e sa far apparire semplice la rara capacità di fare vera poesia

Annamaria Barone4 settembre 2012

fare pulizia, intorno, lasciare spazio liberando la visuale dal dolore, dalle interferenze, da quegli sputi di veleno che se colpiscono comunque fanno male, per quanto forte sia la corazza della propria purezza e verità. Fare pulizia per lasciare che le idee, quelle brillanti, intelligenti, luminose, trovino spazio, per pungere, non come quei chiodi, non come quei sputi ma pungere la realtà e farne una parete dove attaccare le immagini del proprio destino. Poesia che si legge e si sente vibrare, si comprende, ognuno a modo suo, perché ha parole universali.

M
Mela6 settembre 2012

sono qui a riflettere perché sono tante le cose che emergono in me leggendo. Sento una voglia di distacco come a voler separare e a riordinare per vedere meglio. Smettere di lamentarsi e confondere ma guardare bene da una certa distanza le cose per quelle che sono... cosa non facile