Voglia di paternità
Rumore d’acqua tra gli alberi,
risacca di grandi fiumi,
fresco di pomeriggi tristi
e lento respiro in petto.
Dormo senza avere sonno
nel crepuscolo di me stesso
come un’indolenza infantile
sul clivio della contemplazione.
Cecità dell’anima
e nullità separata
come in un sogno futile.
Orrore della vita interiore,
nausea fisica per i misticismi
e le meditazioni.
Rocce del trascendente
e dell’occulto
come in una sublime aspirazione.
Vaga inquietudine di lontananza
si attenua nel piacere incerto
e nell’orgoglio soave dell’esilio.
Nella cenere di un focolare
si stempera la banalità.
In una nicchia di felicità
si riverbera il desiderio d’infinito
e la voglia di paternità.
©
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