Tra scarabocchi e salvadanai di baci
io, che ti aspetto da cent'anni e oltre
seduta su un gradino logorato
che stringo tra le mani scarabocchi
ed un salvadanaio dei tuoi baci
tu camminavi su bruciati viali
dai non so dai non ricordo dai perché
tu che viaggiavi nudo e senza fame
salvando solo un ago e un nome indiano
Noi, che abbiamo sfidato le tempeste
come dannati, ubriachi e nudi amanti
noi scoraggiati mai dal tempo infame
ora ci lega un fiore sopra un marmo
se fra cent'anni mi passerai vicino
senza amore e senza riconoscermi
regalerò un ignoto bacio al vento
e una lacrima alla mia guancia fredda
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Commenti (2)
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Enrico Baiocchi22 settembre 2012
Come un viaggio tra più vite, come un epitaffio su più lapidi, versi che in una particolare e gradevole musicallità narrano passato e futuro di un amore che dovrà restare eterno perché rifiutato dalla vita. Nella seconda strofa, e specialmente nel suo ultimo bellissmo verso, leggo tanta saggezza. Mi è piaciuta molto.
antonio alberto fiorino24 dicembre 2012
Malinconica "con la felicità di essere tristi" per un amore forse travagliato ma vero, tenace... sperando che nel tempo non affievolisca le sue doti di armonia e universalità...pur con la consapevolezza dell'"abbandono incolpevole"...notevole poesia nel suo contenuto profondo e "saggio" complimenti...

