Paragone onirico
Le isole felici sorridono al cielo,
in tridimensione, sole
piangono alle nuvole coprenti.
Tendenti alla ricercata solitudine,
e i soffioni boraciferi creano anfiteatri
psichedelici.
Eruzione sconvolgente, non c’è
quiete dopo la tempesta
lei insaziabile e scatenata si dimena
rallegrata.
E risalendo la collina,
le corro dietro confuso
senza meta a vagare;
è difficile respirare
ma lei così veloce
saetta, sorvola le spinose specie
e s’immerge senza veli pel suo
corpo rinfrescare.
Attonito resta lo sguardo mio,
a tratti ninfa, selvatica e travolgente
con le movenze sue cattura
queste umili pupille mie;
e s’insedia forte l’istinto della fuga,
insignificante l’apparir mio.
Rapido ripercorro il pendio
inquinato dall’oblio
e la percezione dell’onirico
giunge repentina al veder mio critico;
volto le spalle alla fantasia,
ché ben diversa è la realtà mia
regno protetto dall’ipocrisia
senza più mitologia
i morsi della gelosia,
becera frenesia
questa è la realtà mia.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!