Dimmi che non siamo sole
Denti ritorti lacerano morbide carni
indifese di donna.
Viscere urlanti implorano un gesto pietoso
atto di terrena giustizia.
Occhi che fissano vacui e si spostano in là
dove il silenzio è il dittatore che impera.
Sorrisi sprezzanti di giudici complici e incauti
quelli che additano il solco vibrante dei seni
che appare invitante all'orrendo banchetto.
E' l'infamia agghiacciante di un mondo al maschile
frutto di donna,
che mangia se stesso
divora la cura e gli affanni della madre nutrice
involve di lurido fango
l'amore che è stato.
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