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Cronaca 9 ottobre 2012 · lettura 1 min · 1645 letture

Vajont

L
Lucillo Dolcetto 210 poesie pubblicate
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Seppure a volte impetuoso, da sempre la valle solcavi: non eri, per nulla, famoso; i campi soltanto irrigavi. Ma questo all'uomo non piacque! Perché non sbarrare 'l suo corso, perché non sfruttar le sue acque per farne un uso diverso? Così costruì quella diga (la più alta che c'era in Europa) in quel luogo che ancora "grida" contro chi fece tal scelta. Un monte sovrasta la valle; la terra, si sa, non è salda; più volte piccole frane mostrato avevan sua falda. Così fu che una sera, dal monte che Toc è nomato, si stacca una fetta di terra che invade l'nivaso creato, alzando un'onda mostruosa che a valle s'abbatte furiosa. Deserto e morte produsse quel fiume di fango impetuoso; intieri paesi distrusse appresso che un vento furioso presago nunziasse la fine del posto che fu Longarone. Il tuo scorrere sarebbe durato nella valle che porta 'l tuo nome; tu avresti, come sempre, aiutato nella vita quelle pesone che oggi, purtroppo, sono solo nei nostri pensieri e preghiamo nei cimiteri.
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Per ricordare la tragedia del 9 ottobre 1963.

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Lucillo Dolcetto
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Commenti (1)

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poeta per te zaza9 ottobre 2012

Hai scritto bene di quel tristissimo fatto. Mi hai fatto ricordare che la mia classe quinta scrisse ai nostri coetanei di Longarone e l'evento ci aveva molto colpito.