Per te il paradiso
Rocco Pulitanò
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Per te: il paradiso.
Perché mai parola dolce fu capace d’arginare
la furia delle acque gelide della morte.
Ferro rovente, miraggio risoluto,
il solo rimasto fedele e prossimo al tuo cuore.
Cuore sofferto, malato d’amore;
cuore trafitto e ubriaco del folle desiderio
d’oltrepassare quell’attimo e ... “Boom”!
il tuo affanno è svanito in un viaggio senza ritorno.
Perché mai, questa sera, il tuo silenzio è disperso
nel labirinto delle ombre?
Accecata da paure, da fantasmi che ingannano
il tuo pensare, indossi il vestito tuo più bello
e ti muovi con destrezza nella stanza,
divenuta il tuo eterno silenzio.
Dalla tua profonda solitudine
hai evocato gli angeli della morte
affidando il tuo ultimo respiro,
alitando nell’affanno il sapore dell’addio.
Il calore del tuo corpo bello da vedere,
bello da sentire, è divenuto presto gelo.
Adagiandoti su lacrime di sangue
hai creduto di punire lasciando chi, con poche righe,
uscirà indenne da ogni forma di giudizio.
Ora scrivono gli amici: Perdona!
non capimmo il presagio del tuo infelice sorriso, il tuo disagio.
Perdona ... ora che sei Angelo in cerca del tuo paradiso
chi, della tua solitudine, fu sostenitore accanito.
Tu, cosi fiera nella tua uniforme
generosa nei sorrisi, sognatrice più di me ...
lasci dentro il cuore il sapore amaro
e il profumo d’irrisolto.
©
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L'autore
Rocco Pulitanò
Scrivere è forse il solo momento di conciliazione che riesco a concedermi quando il dolore inquina i miei sogni. Mi aiuta ad essere meno ipocrita con me stesso, se mi illudo che la sofferenza sia solo un temporaneo appannaggio della felicità. Io che ho creduto d’ingannare il tempo, di rendere le distanze solo lunghe pa
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