A te
Cosa sentivo nelle giornate assolate
impregnate dall’odore di noi?
Eravamo le strade,
corpi di nuclei di stelle
attorcigliate al cielo…
Cosa vedevo in quei tuoi occhi sfuggenti
così maledettamente dannati e dolci,
vedevo i cieli d’agosto che se ne andavano
come nuvole leggere
vedevo lampi tuonare lontani
l’assenza di te primordiale imposta,
ma vedevo la voglia di risplendere come il sole
al di là di un temporale…
Eri un’oscura paura che copriva tutto l’incanto
di una celata dolcezza posata sul fondo di un’anima inquieta…
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Commenti (2)
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Luca Ventura22 febbraio 2007
molto evocativa e dalla lettura scorrevole.. un testo veramente piacevole e ben scritto.
N
NoName22 febbraio 2007
molto musicale e armoniosa... resa ancor più gradevole dall'alternarsi di toni pacati, dubbiosi, a volte quasi rabbiosi e poi dolcemente tristi... ti ho letto con piacere
