L'improprio verbo del fallire
Prendo un colore
irrompe
vetusto raggio
di greve odore.
Linguaggio succinto
nell'ennesimo passaggio
del complesso labirinto.
Altre dinamiche menti
costellano l'amoroso paesaggio.
Vaglio di opzioni,
ruotando la lama
nell'inadempiente corpo,
sintomatologia
di distorsioni.
De la poco conosciuta
tenacia,
ritardata maturità
consiglia persipacia.
Multiple verità
lentamente emergono,
archetipi di vitalità
e di stanca animosità.
Negli amori
viaggia l'indefinito verbo
del morire.
In me
sussiste il fallire.
La forza di un sorriso
preziosi attimi
per capire.
Immaturo da palafitta
conosco la sconfitta.
Al paradigma di Padre
son antitetico
ma della vita
non resto eretico.
Di tanta e poca forza
rivendico la scorza
un amore di forte sfida,
una calda misura
per la vita.
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L'autore
Copia Conforme
Sono un ragazzo abruzzese che studia Legge, mi diletto nello scrivere poesie e racconti. Ogni tanto metto in versi ciò che penso, credo che la poesia sia una modalità raffinata di comunicazione e di analisi, mai dev'essere arma di autocompatimento. Non serve necessariamente un cuore spezzato per creare una poesia. Sp
Commenti (1)
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G
Giancarlo Fiaschi11 gennaio 2013
La vita... battaglia in campo aperto... dove la sconfitta spesso è in agguato, di ogni momento prender lezione, perché il domani che al varco attende... si conquista anche con degli errori. L'esperienza non è una parola vuota... da ogni sbaglio può risorgere la vittoria. Poesia... bella... e apprezzata, complimenti!