La quiete del borgo
elena rapisa
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S'avvicina la sera
e pacata ricopre d'ombra
la diurna fatica.
S'appisolano attenuandosi in ultimi richiami,
celati tra ulivi e allori,
chiacchierio d'uccelli.
Si serrano scampate corolle
che la frescura autunnale
già disorienta,
attingendo ristoro dall'umidore
d'evanescente nebbia.
Vetusti lampioni rischiarano il rientrare
al riparato borgo
mentre finestre qual gemme,
vanno forando la notte incipiente.
Ed è un ritrovarsi dopo fatiche usate,
un narrarsi che spezza lontananze.
Sull'uscio ristà la madre
le mani sui fianchi a richiamar
dall'ultimo gioco
profferendo minacce.
Il vecchio incurvato sul bastone
impreca alle salite ogni dì più irte.
Poi... silenzio...
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (1)
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Francesco Rossi6 novembre 2012
l'autrice, le immagini proposte hanno la sembianza della realtà di quella che è l'atmosfera autunnale, sottolineo la cura dei particolari as esempio il vecchio curvo col suo bastone, la madre sull'uscio ecc... in sostanza grande qualità e pure melodica la poesia.

