"sull'eremo"
e, non so come e perchè
mi ritrovo qui sull'eremo da te,
in lontananza un rintocco di campane,
un miagolar ed abbaiar d'animali,
il mare è splendido con la sua spuma,
una farfalla svolazza sulle tue rose, e
ti guardo fisso negli occhi azzurri immobili,
mi rubi l'anima che però è già tua da tempo,
mi scavi nel pensiero ogni brutta, bella cosa
vorresti essere ancora qui in vita con me, e
un sasso, una caduta in fondo al quel viale
maledetta bicicletta bianca e rossa che ti regalai,
ti addormentasti battendo forte il capo bello
cento e più giorni mi pare fosse ieri l'altro
lì nel freddo letto come una bambola di cera
guardavi attonita il mondo e lo imploravi
di donarti ancora qualche giorno ora, e
in un solare mattino settembrino,
prendesti il volo senza mia compagnia
salutando con garbo chi ti aveva invidiato
guardando con amore me che ti avevo amato, e
mi vengono ora mille e mille ricordi per la mente,
le corse, gli abbracci, i lunghi baci, le tenerezze,
i disegni, i progetti fatti per il giorno dopo
frutto di sogni di due immaturi adolescenti, e
sei polvere dopo cinquant'anni, cinquant'anni,
vorrei che la mia carcassa un giorno non lontano
si frantumasse, sciogliesse nel tuo ricco impasto
e finalmente in un'altra dimensione nuova, viva
si compisse ciò che ardevamo avere:
un figlio, nostro figlio.
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Commenti (1)
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Francesco Rossi8 novembre 2012
C'è un abile impasto di sensazioni in questa composizione poetica e un meraviglioso equilibrio di forze che primeggia in questa stupenda e curata poesia.
