Barlumi di compresenza
Dopo invettata
su per la vezzeggiativa altitudine
reatina – e la vetta un’arola in loco
per annullarsi in vuoti di potenza
ricordanze di demenza – m’accorgo:
ho scelto l’essere
Per noi nella mosca che viene
e m’accusa dettando con gli echi
suoi ronzanti la vita è meraviglia
per noi nel sasso che tra i fili d’erba scivola
e m’avverte d’alcune noncuranze
alcove d’abissi
per noi nel ragno che s’avventura in giungle
di peli epifanie di salvezza
e il cielo il cielo il cielo
sabotatore innocente di tutti
gli sforzi umani
Invano allora il rifiuto della violenza
che è lo stagnarsi nel Tempo di Povertà?
Allora inutile l’affannarsi il superare
le teorie annesse pratiche e la fiducia? Ingenua
l’intelligenza della speranza l’annuncio
di risvegli e primavere l’auscultare
partecipe la compresenza?
No, è l’uomo che solo
non basta
🌐
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