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Sociale 19 novembre 2012 · lettura 1 min · 4330 letture

Figli del niente

Idalgo Visconti 294 poesie pubblicate
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Smaniosi spiriti popolano neri orizzonti gravando su inique bilance rei solo di obsoleta fiducia zoppicano con lacunosa energia, in loro mai trasfusa Funesto il destino, essere figli di utopistici visionari incapaci di costruire trovatori, nel distruggere e nel fallire Cresciuti prigionieri di avveniristiche sette piaghe Privati di sogni di cristallo resi barbari nella fantasia Senza oggi, né domani inconsapevoli di quegli angoli di luce strappata è in loro un'anima fidente Posto da noi padri, sul loro altare olocausto, spoglio di quella terra promessa
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Idalgo Visconti

“L’universo é mutamento: la nostra vita é come la creano i nostri pensieri.” “Non si può scegliere il modo di morire. O il giorno. Si può soltanto decidere come vivere. Ora.”

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Commenti (5)

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Patrizia Ensoli19 novembre 2012

L’Italia deve pensare al futuro non è un lusso, ma una necessità... I nostri figli, non hanno diritto di sognare, NE HANNO IL DOVERE e noi, dobbiamo spingerli su questa strada, con buon senso ed entusiasmo incoraggiarli non vuole dire illuderli vuol dire credere in loro e assicurargli un futuro sostenibile... (cosa che non esiste più) In questi incisivi e ben scritti versi l'autore, denuncia la privazione e la distruzione... DI QUESTO DIRITTO!!! Ben scritta e molto, molto condivisa!!!!

carla composto21 novembre 2012

bellissimi ed incisivi versi che ci toccano il cuore... condivido pienamente... lirica intensa...

Giacomo Scimonelli21 novembre 2012

condivido ed apprezzo il pensiero dell'Autore che verseggiando con eleganza e maestria è riuscito a coinvolgere il lettore...

Donatella Pezzino21 novembre 2012

Le nuove generazioni, figlie di un'età priva di luce, si ritrovano a pagare per le colpe di chi ha distrutto le speranze in un futuro che poteva essere migliore. Splendida lirica venata di giusta ribellione, sentita e condivisa.

antonello carnà25 novembre 2012

E' un asciutto vergare scolpito s'una roccia presagio d'enigmatico futuro. Apprezzata.