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Amore 28 febbraio 2007 · lettura 4 min · 3469 letture

Permesso d'amarti

G
Gilli Roby 10 poesie pubblicate
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Ho pronunciato permesso, guando sono entrata in casa, in Kennedy, perchè ho avuto una fitta al cuore. non c'era più la nostra camera da letto. non c'erano più i comodini, accanto al letto , dove io poggiavo le calze , l'orologio, gli anelli. non c'era più la radiosveglia, il calore del piumone, dove premendo l'orecchio potevo riascoltare il tuo russare, le tue, le mie canzoni,le tue risate, le tue parole destinate a me, il mio scuoterti, per svegliarti. Il metro, le nostre misure, la libreria, il tavolo, tondo, ovale, quadrato di vetro, di legno una camera nuova asettica, bianca, senza più calore, il nostro calore che emanava. però tutte le stanze mi urlavano di noi e un tavolino nero piccolo, nuovo, e sopra petali di rose, seccate, ma quelle non sono le mie. La mia, quella che poggiasti sul guanciale per il nostro primo capodanno le mie, quelle che mi regalasti per san Valentino, non ci sono più, ma sono ancora rosse e profumate, dentro di me ed ero lì, davanti ad un divano vuoto, ordinato,freddo, senza l'impronta visibile delle forme dei nostri corpi. mi sarebbe piaciuto trovarlo ancora con i nostri segni. ma , io lo so, che nella trama di quel tessuto, vi sono impressi. Il mio disegno, il mio disegno non c'era più quel disegno nato dopo una notte d'amore. E in cucina, in cucina il tavolo vuoto , senza più le tazze sporche di caffè, il tuo bicchierino sporco di grappa, le sigarette nel portacenere. Le nostre pizze, con te con Lorenzo, con Enrico e Giovanna. con Claudia e Rodolfo. Solo due tovagliette di plastica, deserte. sembrava tutto asettico Ma non era così la retta immaginaria sulla quale correvano i nostri sguardi che s'incrociavano al disopra di quel tavolo, io l'ho vista. l'ho vista ancora. Il rumore delle nostre presenze, di Carmen , di Kate, di Lorenzo con le sue soffiate di naso, e un pò di Sara delle domeniche trascorse era lì, lo sentivo invadermi E le finestre, coperte da tende anonime Le maledette tende, che non c'erano più, quelle stupide tende che ho voluto strappare nei momenti di stupida ripicca. facendoti male, facendomi male Quelle tende parlavano di me e di te Non saranno più le stesse finestre. le mie finestre. Era tutto cambiato, ma non dentro di me. quella casa mi appartiene , mi appartiene nella mente, nell'anima proprio come te. Hai fatto acquisti da solo, sei stato bravo e forte. Non hai avuto bisogno di me. Non ho mai visto lo sgabuzzino là, sopra. pieno di cianfrusaglie. presto sarà svuotato. Ma il mio cuore resta pieno anche di tutte quelle cianfrusaglie non viste , amo il tuo disordine. Ho fatto scendere la serranda della nostra camera per l'ultima volta, avrei urlato, ma mi sono compassata con il mio nodo in gola che è rimasto, che è sceso giù , sempre più giù che mi ha pervasa Ti ho lasciato spegnere la luce, non volevo spegnerla io uscendo, per me è rimasta ancora accesa. E hai chiuso la porta Siamo entrati in ascensore, mi hai girato le spalle, per la prima volta. siamo scesi. usciti. Ed ho visto il cancello automatico del garage, chiudersi dietro la mercedes. Avrei voluto spalancarlo tutto per potervi scendere ancora Anche quando ti ho conosciuto ho chiesto permesso per entrare in te
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Gilli Roby
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Commenti (3)

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Giovanni Monopoli28 febbraio 2007

descrizione di come si può dire ad una persona tutto l’amore che lo coinvolge... ma forse con meno parole... sarebbe più facile...

M
Mony28 febbraio 2007

bella ma troppo lunga.. bastano poke parole per descrivere un amore

O

Non so, roby. La tua Poesia ha tutto per dar ragione ai precedenti illustri commentatori... ma io (e non chierdermi perché) l'ho bevuta tutta di un fiato. Ammiro l'originalità, un'espressività al di fuori di canoni formali, estetici e retorici della Poesia, pur non potendone prescindere, se parlo di Poesia. Eppure... Eppure questo tuo lungo logorroico inventario mi ha preso... sommerso dalle parole a cascata per non ascoltare il suono di una fragorosa ASSENZA. Vado a rileggerti.