Maschere
All’ora del vespro
cammino da solo
per le stradine del paese,
arrossate dal sole declinante,
e osservo i volti,
le espressioni della gente,
scruto i loro corpi,
i movimenti,
gli sguardi bassi.
E leggo nei loro volti
una smisurata,
allappata malinconia.
E più li guardo
e più mi chiedo:
“Dove sono le persone?”
Più che esseri umani
vedo maschere:
maschere di tristezza,
maschere di risentimento,
maschere assatanate di disperazione
che vagano rutilanti nella sera.
Con le narici protese
captano l’odore forte
e stallatico dello strame,
riveniente dai vicoli della taverna;
con lo sguardo evanescente
inseguono fumi di comignoli
che azzurreggiano, svogliatamente,
il cielo grigiastro di settembre;
con il cuore affranto
rincorrono il vento
negli sbuffi sublimi
di giorni perduti.
Anche la luce dei lampioni
sembra morire
nei gorghi dell’anima,
nell’ombra incerta di un sussulto.
La collina, invece,
quasi intimidita dagli eventi,
avvampa, come un bisonte,
nel cavernoso orizzonte
e nei fiori cremisi del crepuscolo.
©
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Commenti (1)
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L Falchero2 gennaio 2013
quante volte, gironzolando per le strade o dalla vetrina di un bar, sorseggiando un the, mi soffermo a guardare le espressioni dei passanti e, come questo autore, non scorgo felicità, né entusiasmo, né gioia ...è un incessante fluttuare di volti mesti, malinconici, nervosi ...è esattamente come si legge in questa bella poesia!
