Vetta
E finì per rotolare verso la deriva l’ottenebrato silenzio anticelebrativo.
La lenza per pescare i vetusti sorrisi aveva perso l’amo.
La fotografia di un attimo assoluto modellava l’obiettivo del vago benessere.
Sognavo la riviera delle onde per impartirmi la gioia.
Il viaggio planetario della fantasia rispolverava ricordi.
Come nuvola evanescente solcava il mio passo.
Nella brughiera delle celie aberrazioni rivivo il mio tempo.
Frutto di oasi e naturalezza scema il peccato e l'orgoglio.
La vetta delle mie nuove ali riconoscerà l'infinito.
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Commenti (1)
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Marisol587 dicembre 2012
Sensazione impalpabile della conoscenza dell'infinito, di ciò per cui siamo stati realmente creati, soffermarsi a pensare a quante sono le cose inutili che si fanno o si pensano quando poi lo scopo dell'esistenza è un altro. Profonda e bellissima poesia.
