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Introspezione 8 dicembre 2012 · lettura 2 min · 918 letture

Nelle paludi dello Stige

osvaldo maffeo 37 poesie pubblicate
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Trasportato son dalla figlia della notte, in questa desolata landa, dalle vorticose acque che calme, ora, sono qui condotte Come nenia nel gorgoglio dei flutti nascosti stanno a pullular l'acque e dell'inganno loro ancor mangiamo i frutti Sopra ad essi l'ira sovrana regna, che azzannar si vuole è colpir si deve l'umana furia di queste acque è degna Baratro sono queste acque fetide raggiunger, devo il fatal vestibolo per la via breve, lontani i fuochi, che come pesco attira l'afide Solo lui passare può è controllar il fango deve, traditor e tradito fu dal vecchio fiume, ritornato è la, e l'acque sue beve Fremente è la funesta ira è va percuotendo l'acque, il legno febbrilmente muove nello squallido marciume. L'urlo suo l'aria empie è così diversamente nacque Lo sguardo mio a lui si volge, a lui che non ha alcun viso. Degno non sono ormai nell'attraversar il guado l'umano amore mi ha cosi diviso Un sorso d'acqua e l'antico oblio cercare, lavare il viso per pulirmi dal mio degrado, voltarsi indietro è all'umana vita tornare Infernale fiume che come padre con me sei stato. Ora qui sulle tue rive un sussulto umano il cuore mi preme. No! l'infernale animo mio non è bastato Come vorrei donare a voi nere acque eterne e riversar in voi il mio nascente seme che ponte sia tra l'umana gente.
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osvaldo maffeo
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