Laser di pace
Giovanni Chianese
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Nacque nella luce dell’Universo
Presagio di un mondo meraviglioso
Scintillavano frutti di un Paradiso
Correva il tempo delle ingiustizie
Complice il dolore l’amarezza
Prevalsero sulla gioia altrui
Cattivi mangiavano aromatici frutti
Estirpandoli dai rami con violenza
Sradicarono finanche le radici
Lasciarono terre a marcire
Nel fango d’acida pioggia
E sabbia di pece bollente
Dall’albero del pane
Più non nacquero frutti da mangiare
Ma solo spine con bacche avvelenate
Immani i disastri a venire
Maculata coscienza
Più non trovò pace nella sfera idilliaca
Si spense il sole nell’oscurità
E chi lo spense ancora sofferenza adduce
Tenebre scesero dall’atmosfera
In compagnia di tetra Luna
Morte e mortalità spensero l'umanità
Nacquero babilonie come funghi
Dall’ora ad oggi ancor s’attende
Quel divino laser
A illuminar l'immenso d'oro
Donna vestita di sole
Da stelle incoronata
Come luce di Dio Immacolata
Scendi a calpestar la Luna
Nel giorno d’imminente Apocalisse
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L'autore
Giovanni Chianese
Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na
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