Un canto gitano

Materializzo pensieri
nel mio letto distante
li plasmo di corrotte sensazioni
divento istante di fiamma tremolante
nell’affondo di una carezza sul cuscino
è in quel fulmineo desiderio
che lenta prendi forma
percuotendo le mie membra
è allora
che la mia lingua giacente sul palato
impazzisce
per quel bacio mancato
che la mia mente si infrange
sulla tua nuda pelle
sprecando luce
aggredendo la ragione
corrosa di peccato
in quell’inferno che brucia
dove tu mi appari
come magica visione
tra lussuria e canti gitani
tatuata sui miei palmi incerti
fra sogni e sussulti
per poi svegliarmi
in un bosco pagano
fra muse indifferenti
e foglie squarciate dai venti.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Turan
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Elle20 dicembre 2012
Bellissima tutta... Si legge avvolti nel vortice di una passione che toglie il sonno al poeta... scrivendo fiumi di un amore sognato, atteso... desiderato. Versi che hanno un sapore intenso ed inebriante che fanno tanto bene al cuore di chi legge.
Patrizia Ensoli20 dicembre 2012
Un sogno materializzato da cuore e carne un desiderio profondo che tormenta il poeta dove l'amata nei veli della passione si palesa s'insinua quel tarlo che corrode la mente ... Bella anche l'ultima strofa " svegliarsi in un bosco pagano " Molto apprezzata


