Verso la fine

Si arricchisce di povertà
di fame
d’indifferenza
questo tempo
si nutre della ruggine
che nasce dalle radici del filo spinato
che in questi anni abbiamo piantato
si inebria
del profumo d’erba bruciata
lasciata al passaggio di nuove e antiche guerre
confusione di suoni
sciolti in parole di pace di speranza
rimaste solo parole
che ora giacciono silenziose
tra le rughe di questa terra stanca
tra scheletri
e voci di dolori affranti
di abbracci mai dati
di finta gioia
su volti scarni
smorti
e mani vuote
bagnate di fumo
viali senza luci
e rotaie deragliate
ciò che rimane
è un germoglio di ferro
su un cuore
che non sa più palpitare.
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L'autore
Turan
Commenti (1)
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Idalgo Visconti22 dicembre 2012
Credo ormai che sia dimostrato, che quelli che rimangono sono sempre i peggiori? Darwinismo capovolto!! Piaciuta e ottima riflessione...

