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Introspezione 29 dicembre 2012 · lettura 2 min · 1049 letture

Il Giardino dei Ricordi

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Donald Bressan 5 poesie pubblicate
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Corpi sanguinolenti, profili di battaglia, Teste decapitate, morte nella radura, Spade conficcate in corazze di nera maglia; Questo scorgon gl'occhi miei e, fra la selva oscura, Poco lontano m'avvedo di un cammin nascosto Che disvela appieno la selvaggia sua natura. Ed al disio di scoprir quel che si cela, tosto Parto alla volta di quel segreto e buio anfratto Sicché il passo alla corsa, pronto, cede il posto. Lungo il cammin da me pria intrapreso, di soppiatto Odo il riverbero di quella lontana voce Il cui ricordo nella mia mente ancora è intatto; Voce stridente e ammaliante, che ancora nuoce, dentro il mio corpo fremo, sentendoti vagare, Voce ambigua e struggente, sarai mia eterna croce! Attratto da quel canto, che sembra ancora errare Fra la alte fronde di quegli arbusti secolari, Il pensiero mio, dolcemente, si fa cullare Dall'eco di memorie, ormai perdute in mari Di malcelata ipocrisia e di mediocri annate, Che paion risorger come grandi eroi templari. Memorie d'altri eventi di vite già passate, Memorie, scolorite, di rabbie e di passioni, Memorie già vissute, sepolte e riesumate! Il lungo riecheggiare della battaglia i suoni Sento lontanando svanire nel bosco folto, Ed al contempo il reboar di remoti tuoni Mi ridestan dal torpor della mia mente, colto In periglioso affanno, sull'orlo d'un displuvio Che ad un oscuro e profondo orrido e’ rivolto. Scosso da un tremito, vacillo sull’imo eluvio Di quelle rocce di certo un tempo assai maestose Volgendo, quasi d’istinto, il guardo al cielo pluvio Solcato, all’orizzonte, da nubi tempestose. In quel ciel, che si’ esiziale e pernicioso appare, Colgo vaghe prescienze lontane e tenebrose Che, come un freddo ed incessante maestrale, La mia inerme anima colmano di gelo, Donandomi visioni di tal violenza astrale, Che, come i fiori recisi dal proprio stelo, Crolla il mio castello di nuvole e di ghiaccio Travolgendo ogn’altro sogno e tutto ciò che anelo. Quel che resta, adesso, è solo un freddo addiaccio. Qual maledetto luogo il giardino dei ricordi, Che ti ghermisce, stretto, in un mortale abbraccio.
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