Dafne

Pallidi marmi gelano il sangue,
lo scalpello delimita i confini del nostro desiderio.
Impassibili occhi squadrano i miei,
che si spezzano in frammenti d'otre,
perdono colore e si convertono ai tuoi, cerulei.
Lì vedi te riflessa mille volte.
Come amante cerco te Dafne, onirica ninfa,
che fuggi e abbandoni dalla bocca verde linfa.
Come Apollo ti sfioro per non sfregiare
pelle candida come lino, ma lasciati toccare,
piano, piano...
Tramuti in un istante in cigno immobile,
accovacciato su un fiore di loto,
bella da dimenticare, impercettibile,
getti falsi e incerti nel circolo del Fato.
Voli via, lasci un lupo offuscato e onniveggente,
più bianco della neve, corre a cercarti agognante
nel lago gelato, in quel bosco dove ami cacciare,
Diana non sa ancora che non si sceglie d'amare,
compatiscimi...
Eccoti, ci siamo inseguiti senza ragione,
non uccidermi ora, non morire ancora,
uomo e donna destinati a sacra unione,
solo con un bacio l'amore in te affiora.
Il gelo tace. Arrendiamoci,
siamo come quelle foglie d'autunno,
volte al precipizio in inganno,
l'ultima fiaccola di eternità sta qui nell'amarci.
Brucino di passione, eterni gli amanti,
avvolti in una spira di fuoco e fiamme.
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