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Natura 3 gennaio 2013 · lettura 1 min · 902 letture

Sdraiati si osserva meglio il cielo

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Gabriel Vertua 27 poesie pubblicate
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Piangere. Correre. Fuggire e sparire dai frivoli sbraiti. E un dolore dentro rode, distrugge. Sul rauco firmamento: stelle. E vita! Come un sottile zampettare di ragni sulla pelle che rugge. Ora siamo come le stelle così vicine eppur tanto lontane. Sembra l’accarezzarle con le dita cosa d’esseri mortali... E un piacere entro t'acquieta e ninna. E tiepide lacrime scorrono... Lacrime di letizia. Il minimo e solitario dolore non è il solo, no. Quassù qualcuno... calde lacrime di gioia. Una goccia della Tempesta che scuote il muro, una goccia... fra le tante in questa funebre festa. Non sei il solo, no. Tu, lo sanno, poggiamo ombro a ombro l’amarezza nostra... poggiamo. Stelle, in questo cieco fantasioso che di buio freme, il Dolore presente si spezza. E si estingue. E’ assente.
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L'autore
Gabriel Vertua

Uno straniero nel mondo.

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