Sdraiati si osserva meglio il cielo

Piangere. Correre. Fuggire e sparire
dai frivoli sbraiti.
E un dolore
dentro rode, distrugge. Sul rauco firmamento:
stelle. E vita! Come un sottile zampettare di ragni
sulla pelle che rugge. Ora siamo come le stelle
così vicine eppur tanto lontane. Sembra
l’accarezzarle con le dita cosa
d’esseri mortali...
E un piacere
entro t'acquieta e ninna.
E tiepide lacrime scorrono...
Lacrime
di letizia. Il minimo
e solitario dolore non è
il solo, no. Quassù
qualcuno... calde lacrime di gioia. Una goccia
della Tempesta che scuote il muro,
una goccia... fra le tante in questa
funebre festa. Non sei il solo,
no.
Tu, lo sanno,
poggiamo ombro a ombro l’amarezza
nostra... poggiamo.
Stelle, in questo cieco fantasioso
che di buio freme, il Dolore presente
si spezza.
E si estingue.
E’ assente.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!