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Natura 15 gennaio 2013 · lettura 1 min · 2510 letture

Parlavo a un albero

Anna Maria Scamarda 386 poesie pubblicate
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Guardandoti, così spoglio e gelido nella coltre bianca, sembra che tu voglia ricordarci la caducità delle cose terrene. Come sei forte nell'audacia di morire! Quasi non si crederebbe che poi risorgi nello smeraldo delle tue foglioline e nella festa dei fiori... Guardandoti si scalda il mio pensiero, ogni volta che il gelo m'attanaglia il cuore come fosse il freddo della morte; e mi pare così lontano e incerto il venticello amico quando -leggiadro- torna a soffiarmi nell'anima i germi della nuova vita.
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Anna Maria Scamarda
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Commenti (3)

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Antonella Scamarda15 gennaio 2013

"Guardandoti..." l'atto stesso del guardare per voler vedere è penetrare l'anima, in questo caso l'anima dell'Albero... della Natura; e chi è capace di ciò possiede una grande sensibilità!! Ed è questo che colpisce il lettore, leggendo questi versi, la sensibilità di osservare, di compenetrare e assimilarsi alla creatura che si ha dinnanzi. Bella la forma e il contenuto, bello il dialogo ed anche il messaggio di speranza ad una sempre nuova rinascita interiore!!

Elle16 gennaio 2013

Ed è un unico contatto, questo dialogo di amore con la natura, vita nella vita. Ed è leggero il verso come fosse la carezza di un nostro caro che ci racconta antiche verità, di antichi legami intrecciati col senso del vivere in quel soffio respirato, come nuova linfa che s'appresta a rifiorire dopo il freddo e il gelo dell'inverno. Una lirica che infonde amore e la pazienza dell'attesa, di assaporare l'importanza di ogni stagione, che in ognuna di essa c'è sempre vita anche dentro il ramo spoglio contro il freddo delle avversità...sempre poi si rinasce e ci si riveste.

Chiara Vacchieri16 gennaio 2013

Già presso gli Esseni, popolo dal quale proviene il Cristo Gesú, era consuetudine abbracciare gli alberi, e paragonare la loro natura a quella umana per derivarne talvolta la cura piú adatta per la propria malattia. Ecco é in quest'ottica che ho letto la lirica dell'autrice: un balsamo lenitivo per l'anima sofferente, un medicamento capace di guarire miracolosamente la morte interiore di chi non crede di poter piú rinascere.