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Sociale 27 gennaio 2013 · lettura 1 min · 2886 letture

Capolinea

Rita Stanzione 1949 poesie pubblicate
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Al museo si mostrano resti rubati a vite in corso, la disumanità in collezioni spaventose. Protesi non più attive, capelli esanimi un tempo carezze ai visi, scarpe senza compagne e più misure bambine. Gli ingressi ai forni, voci annerite non evase in tempo nel futuro. Il capolinea tutti obbligò a scendere, come se si potesse perdere una coincidenza.
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...è certo che in quell'ora il ricordo dei salvamenti biblici nelle avversità estreme passò come un vento per tutti gli animi (Primo Levi)

L'autore
Rita Stanzione

Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.

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Commenti (7)

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Alberto De Matteis27 gennaio 2013

Poesia struggente che rende in maniera tangibile le sofferenze patite. Lirica molto sentita, per non dimenticare.

carla composto27 gennaio 2013

un capolinea nel quale troppi son scesi... sofferta lirica che riporta alla mente attimi di crudeltà ed iniquità estrema... ricordare tenere nel cuore quanti hanno vissuto quell'olocausto... lirica intensa e molto sentita

Giovanni Monopoli27 gennaio 2013

poesia molto bella e molto riflessiva, lascia il suo segno a chi si pone alla lettura

Giuseppe Furlan27 gennaio 2013

"come se si potesse perdere una coincidenza"...immensa tristezza!!!!

Francesco Rossi28 gennaio 2013

Guadate che la poesia apre il significato complessivo ed esteso del titolo della stessa. Il capolinea c'era eccome, il treno si fermava, gli umani scendevano e venivano selezionati e divisi, poi per molti il capolinea giungeva con la fine della vita.

Angela Fragiacomo28 gennaio 2013

"capelli esanimi un tempo carezze ai visi, scarpe senza compagne e più misure bambine." questo è dunque il ricordo? il crogiolo dell'orrido quel vedere per sapere fino a che punto ogni essere umano può - e non deve! Scendere, sì scendere! e perdere la coincidenza con il mostro che ci vive dentro...

EnzoL28 gennaio 2013

e' vero, a gurdare quei musei ancora si può percepire tutto il concentrato di dolore soffocato di quei tristi momenti, come se l'umanità si fermasse all'entrata del cancello e nulla di quello che oggi vediamo, ma anche allora, è mai passato oltre... da brivido