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Questa pagina ha una colonna sonora scelta da Nemesis Marina Perozzi
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Introspezione 2 febbraio 2013 · lettura 1 min · 2513 letture

Alla foce della Tresa

Nemesis Marina Perozzi 510 poesie pubblicate
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Al delta del fiume sono incastonate le gemme dell'ultima primavera, interminabile e lenta nella sua disperata malinconia. Era un brulicare di vita tra la schiusa delle uova e il pigolio implume della tua voce mimetizzata fra le altre, ignare del tempo e della sorte, ancorate al saliscendi della marea nell'eco dei richiami che la sabbia più non poteva trattenere. Imprigionato nella ghiaia resta il ricordo del solco scavato sulla riva, tra le onde incalzanti e brevi della corrente, che affrettano al volo, guidato soltanto dal ritmo ossessivo delle stagioni e delle lune. Migrare è come morire: tu non tornerai al nido, e nemmeno quelle piume. Resteranno soltanto pochi frammenti di gioia rosi dalla nostalgia, sepolti nella ghiaia sottile che dalla foce entra nel lago e lì s'annega.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

Il fiume Tresa (che viene definito al femminile "La Tresa") scorre nei pressi di Luino ed è un importante crocevia per l'avifauna migratoria, nel suo percorso dalla Scandinavia all'Africa occidentale. Un'isola sabbiosa, che regolarmente compariva nei periodi di magra, alla sua foce, lo scorso anno è stata eliminata dalle autorità per ragioni di sicurezza, anche se numerose specie di uccelli lì trovavano cibo e riposo prima di riprendere il viaggio migratorio. Fino all'ultimo ho spinto G. fin laggiù, in cerca di tranquillità e di serenità, nel tentativo di sfuggire alla Morte...

L'autore
Nemesis Marina Perozzi

Nella mia alquanto lunga vita ho avuto, e ho tuttora, tre grandi amori: la musica, la fotografia e la scrittura, ma le poesie mi hanno sempre messo in ansia. Al solo pensiero di dover cancellare una parola, una virgola, un segno di punteggiatura, sudo freddo. Mi sembra di abbandonare dei figli miei, facendo loro un tor

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Commenti (2)

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Maria Luisa Bandiera2 febbraio 2013

Stupendo connubio tra natura e vissuto, una struggente descrizione di intimo sentire d'emozioni di ricordi lontani che lasciano trasparire solo frammenti di gioia corrosi dalla nostalgia di ciò che non può più tornare ... una splendida poesia che cattura.

Marina Pacifici3 febbraio 2013

Un'istantanea della memoria e del rimpianto questa bella e raffinata lirica. Ricordo perfettamente l'isolotto che emergeva dal fiume Tresa come un abbraccio fra la terra ed il lago. Da bambina, in compagnia di mio padre, vi portavo il pane raffermo a germani reali e cigni. Ora quell'isolotto è stato cancellato, portato via come gli affetti di una vita che abbiamo amato e perduto... Apparteniamo ad un mondo in dissolvenza che riemerge soltanto nei ricordi. Ad astera!