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Impressioni 3 febbraio 2013 · lettura 2 min · 1201 letture

Il faro

V
Vincenzo Scolavino 5 poesie pubblicate
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L'abbraccio delle acque lambisce le solide mura. La cima taglia la luna a metà, gira su se stessa e illumina la' dove il suo sguardo posa. Non vuole saperne di dormire non è stanco di scrutare, di cercare chissà cosa in mezzo a quelle onde. Il mare questa sera mi pare premuroso lo bacia, lo accarezza, lo avvolge nella schiuma e nei raggi della luna, si apposta sugli scogli scivola dolcemente ai suoi piedi, lascia un segno amorevole di se'. La pietra però si asciuga presto... l'amore evapora e a lui sembra non importare. Conosce la vita, non vuole affezionarsi sà che una madre può diventare matrigna. E così la distesa nera si ritira, e di volta in volta ritorna sempre più forte. Le carezze diventano schiaffi, poi sferzate d'argento, poi impietose fauci si scagliano irate sul fango e l'argilla. Poi di nuovo il silenzio... E di nuovo i baci di nuovo le carezze, di nuovo le onde che divorano luce lunare. Non più bianche e speranzose ora brillano d'opaca tristezza, rassegnate, si sono accorte di non aver scalfito la sua magnificenza, nemmeno una ferita gli hanno impresso, o un segno di battaglia. Lui se ne sta lì, a fare la sua parte: sminuisce il sogno dei romantici, si prende gioco della notte se ne frega dell'amore, della vita e della sorte. Lui fa' il gioco del silenzio con la morte, perché sa di aver già vinto.
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Vincenzo Scolavino
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