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Spirituali 15 febbraio 2013 · lettura 1 min · 779 letture

Cenere

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arek karpinski 25 poesie pubblicate
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Rami secchi e sterpaglia, freddi e sbiaditi bruciano, brillano intensi, dispersi, più bianchi della neve, nel ventre del fuoco, che ne macella la brace in polvere e cenere. Granuli vuoti tra le mani, ricordo di chi non è più, svaniscono attorno, nel nulla, appena un alito spira riflesso al sole. Cenere spenta urla ancora di vivere, sparsa tra viole e freschi ulivi, continua a gridare gli errori, intanto, di madre in figlia sgorgano nuove generazioni per una risposta. Almeno ora, non fa così paura il fuoco: cenere sono e per piacere, cenere resterò.
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La cenere, simbolo, negativo per l'uomo di morte e penitenza, un immagine cara ai poeti perché ricorda il passato, informe e scolorito, incute paura perché è ciò che noi siamo. Allora, in un mondo in cui ci sono poche certezze tra cui la morte stessa, dovrebbe richiamarci a unire le nostre forze, insieme si può trovare come risposta al senso della vita l'umanità dell'uomo medesima, noi siamo cenere, forse il nulla da cui fuori nasce tutto il resto.

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L'autore
arek karpinski
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Commenti (1)

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nemesiel19 febbraio 2013

Versi incisivi, forti eppure espressi con naturalezza, quella naturalezza con cui tutti dovremmo accettare l'idea della fine, della nostra fine... Strano come una delle poche certezze che vi siano nella vita, viene da tutti sfuggita... la nostra natura fragile ed arrogante ci benda gli occhi.