Cenere
Rami secchi e sterpaglia,
freddi e sbiaditi bruciano,
brillano intensi, dispersi,
più bianchi della neve,
nel ventre del fuoco,
che ne macella la brace
in polvere e cenere.
Granuli vuoti tra le mani,
ricordo di chi non è più,
svaniscono attorno, nel nulla,
appena un alito spira riflesso al sole.
Cenere spenta urla ancora di vivere,
sparsa tra viole e freschi ulivi,
continua a gridare gli errori,
intanto, di madre in figlia sgorgano
nuove generazioni per una risposta.
Almeno ora, non fa così paura il fuoco:
cenere sono e per piacere,
cenere resterò.
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Commenti (1)
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nemesiel19 febbraio 2013
Versi incisivi, forti eppure espressi con naturalezza, quella naturalezza con cui tutti dovremmo accettare l'idea della fine, della nostra fine... Strano come una delle poche certezze che vi siano nella vita, viene da tutti sfuggita... la nostra natura fragile ed arrogante ci benda gli occhi.
