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Amore 1 marzo 2013 · lettura 3 min · 4459 letture

Breve poemetto

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Marco Cortese 973 poesie pubblicate
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INTRODUCTIO Or mi piglia la poetica in gran dovizia e al cantar ancor m’accingo ché di quel non sono stinto Son fra voi passati poeti savi di virtù affini a decantar l’antiche gesta del perduto cavalier di lancia in resta E dell’amor ch’ebbe in segno d’una dama dallo sguardo altero, poscia domata ché d’inerme freccia di Cupido trapassata I BRIGANTI Ritta nel cammino a test’alta senza capo chino allietata dal profumato giardino solea passeggiar fra l’aviti fiori E s’avvide di lontano d’uno splendente luccichio che in cima d’un destriero stava e in man una spada roteava E dimenava gran colpi fra briganti al par di ceffi e pur volavan di ferro schiaffi fra la marmaglia di quella ria gente Et ella si domandò chi fosse quell’ardito che menava come furia e tenea piè fermo fra cotanti nemici tenendoli a menadito LO SGUARDO E quel forte anch’esso s’avvide di lontananza d’un certo bagliore ch’eran i di lei cavelli al vento rivolti che parean nell’aere rivoli d’oro Fermati gli stolti briganti in viso a terra a calcar polvere, il prode levossi l’elmo per meglio osservar cotanto lontano splendore E l’occhi suoi s’incrociarono con quel bel viso di bellezza ammantato che disceso dal ciel parea COSI’ LEI ERA NOMATA Nomar or voglio alla maniera del Boiardo il di lei nome che nei prossimi versi sì sfoglio Legger ogni inizial dovete et il nome della bella avrete a riverir le doti sue Bei occhi vispi Abbaglianti di luminosità stellare Ridondante di suoni afrodisiaci Beatitudine immensa Ammantata d’un velo di sapienza Richiamo d’ogni benessere A ristorar i cuori persi Ecco colei nelle sue fattezze e pur tal altre quivi non nomate regnava nella sua beltade ECCOLO CHE GIUNGE D’Amor è già rivestito e lucente ad Apollo brilla argenteo color di ferro una gran maraviglia Co’ l’arma riposta nel fodero e l’ardire suo acquistato di briglia prende mano e sprona il bel destriero L’occhi vuol veder da vicino della bella in mezzo al giardino, or all’incontro cauto s’appressa di quel fior fra fiori L’INCONTRO E subito scintillio si pose fra i loro languidi sguardi lei, intra un cespo di rose lui, ancor scalfito dai dardi Ma’l dardo d’Amor lacera ora e sublime al ciel par porlo et anco la corazza più dura geme e stride a tal portento Sicché l’ardito pone il suo cuore fra fragili braccia d’Amore e s’adorna d’un bacio che divien tremulo tremore Dell’argenteo guanto si distoglie e la fragile manina piglia e l’abbraccio divien fiorito nell’abbaglio dello smorto sole CHIUSA Or giunto è il tempo di lasciar i novelli amanti al lor richiam d’amore ch’allieta il cuore E come il virgulto s’avvezza al primo vere ristettero lor insieme a decantar Amor che preme e in tutto rinviene
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L'autore
Marco Cortese

Sono originario di Cuorgnè (TO), un paese nel verde Canavese, non lontano dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove fischia la marmotta, saltella il camoscio e regna maestoso lo stambecco...comunque anche la grandiosa capitale sabauda non dista molto, intrisa di storia...Da un pò d'anni abito a Banchette (TO), a rido

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