Pioggia di giugno
Cade la pioggia turgescente
alle prime luci dell’alba.
Dietro il palazzo dell’Educandato
da nuvole minacciose
scende una pioggerella fine,
sottile, che inumidisce l’aria tiepida,
teneramente.
Negli angoli delle strade
si sente un gorgoglìo
come d’ acqua che cola,
con tumidezza,
in una quartara stretta.
L’aria è zuppa d’acquerugiola violetta
come una prugna.
L’erba ha odori
e colori d’acquazzone,
e lo scirocco pettina a ondate
ombrosi vicoli.
I confini blu,
ritagliati in cielo
dai monti lontani della Maiella,
soffocano nella caligine grigia.
Le narici dei cafoni annusano
ricordi d’infanzie trascorse;
e gli occhi arrossati
baluginano in solchi lievi
che una vela indolente
traccia nel lago di Occhito.
E la pioggia di giugno
continua a scendere piano, minuta;
gira lenta dietro gli angoli delle case,
lacrima sul campanile,
spande il suo sudore greve
sulla chiesa del monastero,
e alletta la campagna
con le sue gocce insistenti.
©
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