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Introspezione 13 aprile 2013 · lettura 1 min · 1884 letture

Indigesto

Gentiana Marika 292 poesie pubblicate
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Chiudere le porte al trambusto E ambire ad un silenzio solitario Voglia di stare in un vuoto profondo In assenza di circoscritte pareti Piroettando intorno a me Fino a salire in mancanza di orientamenti In un'ascesa con la testa pendolante Il vortice di ombre concentrate e abbandonate Diventi un punto a sparire Nella dissoluzione di ogni materia in pausa d’essere La legge gravitazionale cessi di esistere Poiché il corpo non è altro che un’effimera idea D’un ingombrante tragedia che racconta sofferenza E poi fluire con ali trasparenti in celesti alture Seppellendo i pensieri e le trappole della mente In un loculo che appartiene laggiù ad un indigesto vivere
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Dipinto di Elona Marika

L'autore
Gentiana Marika

C'è un vuoto colmo di meraviglia quando sei essenza, poiché contiene un profondo senso di gioia, che come soave melodia, fa vibrare sottilmente ogni atomo dell'essere. "A volte malinconica, sempre sorridente, mi trovo in quel punto tangibile dove l’alba e la notte si raccontano a suon di chiarori di Luna." Scriv

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Commenti (2)

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Elle13 aprile 2013

Librarsi, ascendere, verso quella meta alla quale non serve questo contenitore che appesantisce e per forze contrarie ci trattiene a terra. Desiderio espresso per annientare le sofferenze imposte di uno stare che non appaga... E' ricerca... E' voglia di purificazione...

Massimiliano Moresco13 aprile 2013

Se il silenzio rappresenta il sistema per allontanarsi dal vociare invadente dell'altro e degli altri, possiamo comprendere come questa poesia rifletta la volontà dell'autrice di avere uno spazio per permettere di aprire un varco al proprio sé e alla propria voce interiore. Mi piace molto come viene decritta l'ascesa (mi sembra di capire della propria anima) verso il cielo, dalla stessa anima anelata per sua intrinseca natura e il contrasto con il corpo mollo e la testa a penzoloni il quale, sembrano far intendere come nella realtà la nostra carne, col quale spesso ci identifichiamo, non sia fardello, seppur necessario, che dobbiamo stancamente trascinare ma che spesso contrasta col nostro eterno desiderio d'infinito e di perfezione.