Gli indifferenziati
Giovanni Chianese
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Sono un soldato
combatto per la patria
come pure il mio nemico che
scaramuccia con mitraglia
abbiamo tutti una famiglia
Sono un uomo alle sbarre
vivo papale nella gabbia
ero re leone fra picciotti
mi hanno tolto la savana
Sono un porporato
come maestà nell’oro vivo
mentre prego coi fedeli
nella città di uno Stivale
Sono un prete di borgata
ho una chiesa senza panche
con altare senza ceri
e con uomini d'onore
tra una folla di credenti
Sono emarginato di colore
ho per letto una panchina
in compenso ho il cielo azzurro
che mi guarda e mi sorride
Dal soldato al nemico
dall’onesto al galeotto
dal prete al cardinale
dal barbone all‘accasato
tutti infanti siamo nati
nel mistero della vita
Ma l'uomo con la scure chi è
si quello col cappuccio
è un boia allo specchio
che l'anima ha venduto
Eppure siamo uomini tutti uguali
agli occhi di Dio
con due gambe e due mani
che si mirano allo specchio
col rasoio e col pennello
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L'autore
Giovanni Chianese
Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na
Commenti (1)
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stelsamo28 aprile 2013
Di fronte alla morte e a Dio, siamo tutti uguali: dal soldato al galeotto, dal prelato al prete di provincia... tutti siamo stati bambini in quello che è il mistero della vita!

