Tremendo [come sarebbe]
Rita Stanzione
1949 poesie pubblicate
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La mia arte che soffre
impedita
che s’offre bruciando retine
ah! cosa dirti ancora...
cosa che non sia già stato
ci mettiamo uno slogan
e la nave Va...
cibopoesia per i tuoi denti sani
una terzina una sciorinata sdrucciola
mente più adorna
leggimi
Rimango tronca tutta (via)
ecco me stessa con l’etto di materia grigia
già consumata nel pensarti
come dirti? le mani
torbide non sanno
la sponda da infilar le unghie
lasciare a vita il calco
di questa cosa sconcia
che ho concepito
e tu complice
ignaro, quanto ispirato
dal medesimo flash
Ti ho posato sul foglio
per giungerti, aggiungerti
a me fatta a metà
congiunti sibili
di una riga sottile a cavallo
di due fogli, due in uno
uno di due a seguire
sempre noi fino a finir la risma
Nello sdoppiarci sentiamo forte
come sarebbe se
tremendo un soffio venisse adesso
proprio nel mentre
all’istante -qui-
a farci perdere l’orizzonte
©
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L'autore
Rita Stanzione
Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.
Commenti (4)
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carla composto26 aprile 2013
metafore profonde e belle introspezione che scava dentro... come sarebbe se una spaccatura mettesse fine a questa unione di pensiero... tra le righe molto di più...
Stefano Drakul Canepa26 aprile 2013
veramente immensa nell'intreccio dei pensieri che si dipana come una rete a imprigionare respiri e pensieri... g r a n d e, segnalo
Donatella Pezzino27 aprile 2013
La poesia, quasi uno sdoppiamento in cui inseguiamo fra righe e parole una parte ben precisa di noi stessi... quella perennemente in fuga, che s'ostina a voler restare nascosta. Capolavoro!
Francesco Rossi28 aprile 2013
Usato un linguaggio che apre al simbolismo per dare al lettore una disamina di interiorità dove nulla avviene per caso e nulla è scontato. Grande acume.




