"I fuochi"
Stefano Drakul Canepa
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accendi i fuochi
e trema il tuo silenzio
di terra cieca (D)
I fuochi che ogni volta accendevi sulle gote
non eran stelle accese, voglia di temporale
ma solo nubi stanche di luce e di silenzio,
l'assenzio che sfioravi nel volo di maestrale
Rinascite d'argentea foglia e disegnate danze,
la cenere del tempo lasciata al suo dolore
di nere tombe accese al loro greve divenire.
Il cielo lucida la pelle, le lame delle spade.
Le fiamme di tramonto sembravano promesse
e germogli di cieca terra a cogliere rituali,
i nastri colorati dai colori d'iride divelta,
la pioggia che bagnava il ventre e le sue gocce.
Timide percosse sulla roccia già segnata,
da rune antiche incise a fredda lama, la verga,
il segno del comando d'altare consacrato
al sangue di foresta in cerchio alle sue ombre.
La sete di vendetta che stride le stagioni
del cuore che disseta sogni e maledizioni.
©
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Stefano Drakul Canepa
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