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Dialettali 3 maggio 2013 · lettura 1 min · 3319 letture

M'aricordo ...Che

carla composto 854 poesie pubblicate
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M'aricordo quanno ch'ero piccoletta seduta su li banchi della scola 'na compagna disperata, che piagneva guasi fosse 'na fontana. Je chiesi er perché de tale pianto, era mejo giocà e lassà le lacrime a li granni. Coll'aria de sorpresa m'arispose, che j'era morta la madre da poco tempo e già je mancava tanto. In quer momento nun seppi se abbraccicalla forte o fa'finta de gnente. Quanno s'è piccoli er dolore nun ze comprenne, torna poi, cor passa' dell'anni, aspettanno che capimo, che diventamo granni. Doppo 'n'anno puro a me, sempre seduta su quer banco, me chiesero perché piagnevo tanto. È toccato a me stavorta, è morto mi padre, ma nun ve preoccupate, nun c'è da piagne!
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autobiografica...

L'autore
carla composto

Mi è sempre piaciuto scrivere, eredità che mi è stata lasciata da mio padre, per poter trasmettere i miei stati d’animo e sentimenti ... sin da bambina mi sono cimentata in quest’arte per me liberatoria e che non ha ostacoli ... tra realtà, fantasia, voli pindarici... Scrivo poesie, acrostici, haiku, racconti su

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Commenti (14)

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EnzoL3 maggio 2013

ricordi dolorosi, ed è infatti strano, come da giovani tutto a volte sembri così lontano, come ogni cosa sia eterna. Essendo anche io come la brava poetessa reduce da una vicenda simile capisco bene, quel senso di lutto che si ha nel cuore, mentre tutto intorno continua il normale vivere leggero dei bambini... bella Poesia, forte musicalità con il dialetto. apprezzata veramente molto

Alberto De Matteis3 maggio 2013

Una singolare poesia autobiografica in cui si nota come il dolore difficilmente viene metabolizzato quando si è piccoli. Questo avviene soltanto col passare del tempo quando man mano che si cresce si sente sempre più la mancanza di quella persona cara. Lirica molto piaciuta ed apprezzata, anche per la "lingua" usata, molto melodiosa e scorrevole.

EmiliaGuerra3 maggio 2013

apprezzo molto questa poesia, anche perché amolil dialetto ed in particolare quello romano, nel leggerla sentivo la voce di Gigi Proietti, perché da gran maestro sa rendere anche gli avvenimenti dolorosi, come questo, ironici e nello stesso tempo simpatici!

Rosita Bottigliero3 maggio 2013

L'esposizione della poesia la rende unica nel suo genere... poi la struttura e le metafore sono da considerarsi magnifiche. grande verseggiare allieta il lettore...

Patrizia Ensoli4 maggio 2013

Un autobiografica significativa sia perché quando si è giovani, tutto ci attraversa senza capire veramente il dolore che incontriamo, ma tutto cambia quando, quel dolore lo sperimentiamo su di noi... e come si dice " la sofferenza insegna " e si diventa grandi... a volte anche da piccoli!! Poesia molto apprezzata

Pierangela Fleri5 maggio 2013

Alla prima lettura si spprezza la musicalità del dialetto romano di per sé gioioso . Poi si torna indietro per riscoprire la leggerezza con cui da bambini non si comprende quello che poco più tardi si riconosce dolore. Splendida per forma e contenuto

Idalgo Visconti5 maggio 2013

Chiaramente il dolore si comprende solo quando ne siamo vittime, in prima persona... non è questione d'età o di estrazione sociale... Non è questione neppure di cattiveria o d'egoismo, se il dolore, come ferro rovente, non ci marca... non riusciamo a comprenderlo... Piaciuta... Originale nche nella stesura...

Giacomo Scimonelli6 maggio 2013

versi che arrivano e che colpiscono per il gran coraggio che l'Autrice riversa in questi pensieri ...si legge amarezza ma non rassegnazione al dolore... il dolore quando viene elaborato è diverso sia per l'età ma anche per la sensibilità personale di ognuno di noi... un volgere lo sguardo al passato doloroso con gli occhi bambini e un verseggiare veramente incisivo...

Emanuele Martina6 maggio 2013

originale, coinvolgente, l'infanzia, tutto cosi grande, ma tutto cosi vero, le paure che restano, i ricordi, ed il carattere che ne diviene la conseguenza, speciale

C

splendida poesia dialettale, molto dolce e toccante, gradevolissima

Rita Stanzione7 maggio 2013

Splendida poesia, ha in sé la musicalità propria del dialetto ma anche dovuta all'abilità della penna. Il contenuto è delicato ed emozionante, c'è tanta dolcezza in questi ricordi dove l'anima infantile è così pura da non poter comprendere appieno il dolore della perdita. Ammiratissima.

Fiammetta Campione7 maggio 2013

Quando si è bimbi si vive tutto come in un'altra dimensione, anche il dolore rimane in sordina, anche se lascia grandi ferite. Piacevoli versi in un dialetto davvero ben scritto, contengono nostalgia e verità

Francesco Rossi11 maggio 2013

Scritta in dialetto romanesco coinvolge ancor più il lettore. l'autrice riesce a liberare le mozioni e verseggiare in modo genuino i sentimenti interiori.

D
Delinquente24 maggio 2013

Profuma più di una rosa questa poesia, sgorgata da cuore di romana vera, sarebbe giusto regalarla, in un bel mazzo di carciofi a San Pietro che tanto ha amato Roma