La fuga
Giovanni Chianese
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Non venirmi dietro
spezza questa corda
ti dissanguerà i polsi
stacca il filo rosso cadrai
Non puoi seguire il passo
troppo veloce sono
Questa strada è maledetta
è orlata di filo spinato
mi dissangua vene pulsanti
non toccarlo stai attenta
c’è puzza d’asfalto
sono un’anima ribelle
mi manca il respiro qui
soffoco se resto nel pozzo
Questo spazio è bellico
segna morte dell’esistere
vedo crani sparsi dappertutto
orbite scavate
che sputano sangue
ragazzi pieni di speranza
ora solo dure ossa
scricchiolano sotto i miei piedi
mentre m’allontano
sul marciapiede olezzo
Da calpestio scappo
mentre m’insegue
la puzza del vomito
fuggo spaventato
tra la vita e la morte
Ho chiuso maledetta porta
la mia strada è lunga infinita
vedi cammino lesto
mi scorre davanti la via
mentre il cuore pompa
I miei occhi vedono la luce
rasento la gente
che mi viene addosso
è presa per i fondelli
ha perso la vista il tatto
il cuore e l’anima
Tutto è inutile
con scenari sordi
voci senza lingue
silenzi degli orrori
immagini di comodo scomposte
Vedi la gente non si accorge
neppure di venirti addosso
quando cammini
è presa da inculcati pensieri
no non sono regole
per me queste norme
che fanno impazzire
Vedi striscio sibilando
come un pattino sul ghiaccio
senza intoppi nella limpidezza
del mio agognato cielo
ora sorrido sfreccia la mia felicità
è fluido incontenibile la mia libertà
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L'autore
Giovanni Chianese
Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na
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