Il bambino timido
Hariseldom
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Era troppo e troppo alto
e la neve aveva lasciato un sentiero,
la banda del ciccione
rompeva i manici delle cartelle
e dava fastidio alle bambine.
Il bambino timido
aveva paura di quel mondo
di gesso e cartone.
La scuola era fredda
la maestra severa
e quella strana attrazione per le donne
non sapeva se era normale.
Il bambino timido
sognava d'essere zorro
o un eroe come maschera nera.
Ma la banda del ciccione
lo fermava sempre davanti la scuola
e rompeva sempre i manici della cartella
solo per fargli paura.
Le bambini guardavano i suoi occhi
grandi e buoni
ma le braccia sottili
di un magro bambino triste
con la stufa e le storie sognate
e quella timidezza da cortile.
L'interrogazione era lunga
e non aveva il coraggio d'andare in bagno
così il rivolo scese dalle gambe
e il mondo prese strani odori
e le ombre coprirono la sua vergogna infinita
e qualcuno rideva
solo una bimba lo guardava con amore
in quel giorno di calamai
e pennini appuntiti
e con la carta assorbente
tra i fogli di quaderno a quadretti
con la pipì sfuggita per la stanza
e la maestra che non capiva
le ombre
e la matematica sulla lavagna.
Poi
il gesso e la paura
poi la vergogna
cresciuta a dismisura
perché i grandi scordano sempre d'essere stati bambini
dimenticano i mostri sotto il letto
e le prime strane emozioni.
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Hariseldom
Commenti (1)
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Clara Gismondi12 maggio 2013
Che meraviglia di poesia! Un grande affresco di emozioni... Immagini tra l'oggi, l'ieri e il sempre... Bellissima!

