Poi, restasti a mani vuote
elena rapisa
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Tu
che cercavi un'alba in cui specchiarti
non ne avvertisti che un tepido riflesso.
Tu che inseguivi la vita,
trascurasti chi ti reclamava trattenuto
all'orlo della veste colorata,
severa al tocco di dita
che lentamente lasciarono la presa,
Tu
che ancor non intendevi
cosa vuol dire abitare il silenzio
di giornate vuote,
piegavi il vento alle speranze,
e cantavi,
cantavi a squarciagola
dando solo voce ai sogni.
Dalle stanze tue fattesi rinuncia
attendi e non comprendi come fu
che l'alba senza avviso snaturasse in vespro.
Dietro vetri serrati non canti più
che son rimaste vuote le tue mani
Con sconforti ora ti trastulli
mentre ancor ti culli
in attese che non han domani.
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (1)
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Stefano Drakul Canepa19 maggio 2013
le attese a volte ci fanno disperdere il vero valore della vita, ma come si fa a non sognare, a non bramare cose che a volte sembrano troppo lontane? La solitudine per molti è l'unico modo di allontanare da sé un mondo troppo crudo e crudele... P r o f o n da

