Alla mia città

Quella notte
le note di De Andrè
volavano lente tra i vicoli
accompagnando Genova
al sonno.
La Luna sorrideva lieta
al Faro cullati dalla brezza marina.
Tutto taceva.
Ma la Morte scivolò silenziosa
sul pelo dell'acqua
ed esplose con tutta la sua potenza
squarciando il cuore rosso
e pulsante della città.
Afferrò Padri, Figli, Fratelli
e gli strappò la vita.
La città tacque solo un attimo
poi occhi sbarrati,
bocche spalancate
e mani correndo
graffiavano le antiche mura.
Solo all'alba sotto la luce del giorno
le bocche si chiusero
e occhi asciutti guardarono
la Morte che sazia
s'inabissava tra le macerie
dei fondali marini.
Genova mia vorrei
asciugare ogni lacrima
delle tue donne che più
lacrime non hanno,
ma il mare lava anche il male
e ci chiama a raccolta
sul molo a guardare avanti,
all'orizzonte lontano
laggiù dove le navi
suonano le sirene e
intonano canti di speranza.
©
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