Tra vette di grattacieli
Giovanni Chianese
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Bruciano i piedi queste scarpe
permeato di cravatta e camicia
sono su marciapiedi di chiodi
che iniettatano vergogna
alle porte dell’indifferenza
Stesi come stracci al vento
tra grattacieli e fantasmi dello stress
laceranti zombi sono vette fumanti senza torri
nubi grigiastre a profanare
mascherati volti con effimeri sguardi
Cinica gente cammina
vanitosa si specchia tra vetrine
guarda l’apparente bell’aspetto
s’ammirano s’incuriosiscono
entrano escono proseguono
Visi bendati da ritti corpi
mai a girarsi dal tronco rigido
che il cammino continua
nessun s’accorge del lancinante a terra
che d’alcool puzza
versato su peli incolti per anni
Indesiderata sporcizia è misera sorte
non s’esce dal tunnel se non s’è suicida
Povere storie sono di corpi infetti
a gettarsi in comune fosse putrefatte
Scendono lacrime su piedi
che bruciano senza scarpe
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L'autore
Giovanni Chianese
Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na
Commenti (1)
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Francesco Rossi21 maggio 2013
Poesia di alto contenuto dove le riflessioni del poeta viaggiano sul piano sociale. Verseggiata con gran ritmo da parte dell'autore che offre al lettore elementi per importanti riflessioni condivise.

